Lavoratori stranieri

01/07/2017 | Pubblicato da: editore|
La Convenzione sui Diritti dei Lavoratori Migranti dell’ILO e la Convenzione dell'ONU garantiscono ai lavoratori stranieri che regolarmente soggiornano in Italia e alle loro famiglie parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani.
 
I cittadini stranieri in ingresso nel territorio nazionale si suddividono in:
 
I cittadini dell’Unione Europea che intendono soggiornare in Italia possono circolare e soggiornare liberamente nel territorio nazionale e svolgere ogni tipo di attività, sia autonoma, sia subordinata, applicando le stesse disposizioni valide per i cittadini italiani.
 
Se risiedono in Italia per un periodo superiore a 3 mesi devono iscriversi all’anagrafe della popolazione residente presso l'anagrafe del Comune in cui dimorano dichiarando il luogo in cui abitano e presentando, oltre ad un valido documento d'identità, la documentazione attestante l’attività lavorativa, subordinata o autonoma, esercitata in Italia.
 
I cittadini comunitari, per essere assunti, devono avere un valido documento d’identità e il codice fiscale italiano che può essere richiesto personalmente all'ufficio territoriale competente dell'Agenzia delle Entrate esibendo il proprio documento di identità.
 
Se il soggiorno e l'iscrizione anagrafica sono richiesti a fini di studio o di formazione, dovranno presentare un documento che attesti l’iscrizione a un corso di studi e la titolarità di un’assicurazione sanitaria, oltre a dichiarare il possesso delle risorse economiche per il soggiorno.
 
In base al principio della libera circolazione, i cittadini comunitari per essere assunti devono avere un valido documento d’identità e il codice fiscale italiano che può essere richiesto personalmente all'ufficio territoriale competente dell'Agenzia delle Entrate esibendo il proprio documento di identità.
 
  • cittadini stranieri extra UE: sono i cittadini che provengono da altri Stati non appartenenti all'Unione Europea. Sono tenuti ad applicare la disciplina contenuta nel Testo Unico sull’immigrazione, che demanda allo Stato la regolamentazione dell’ingresso in Italia per lavoro subordinato o lavoro autonomo.

Per entrare in Italia, il cittadino provieniente da un Paese extra UE deve possedere il passaporto o titoli di viaggio equivalenti e, nei casi in cui è richiesto, un visto di ingresso rilasciato dall’ambasciata o consolato italiano nello stato di origine o nel Paese in cui lo straniero ha una residenza stabile.

 
Gli stranieri che vengono in Italia per visite, affari, turismo e studio per periodi non superiori ai tre mesi, non devono chiedere il permesso di soggiorno.
 
Per soggiorni di lunga durata, lo straniero in ingresso ha otto giorni lavorativi per richiedere il permesso di soggiorno con motivazione uguale a quella descritta sul visto. Il “decreto flussi” stabilisce ogni anno le quote massime di stranieri extra Ue che possono entrare in Italia per svolgere lavoro subordinato. La quota numericamente più consistente è riservata ai lavoratori subordinati non stagionali. Per quanto riguarda il lavoro stagionale, l'ingresso è possibile nell'ambito delle quote stabilite dal decreto di programmazione annuale emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Per lo straniero che proviene da Paesi che non applicano l’Accordo di Schengen l’obbligo di rendere la dichiarazione di presenza è soddisfatto con l’apposizione del timbro uniforme Schengen sul documento di viaggio al momento del controllo di frontiera. Invece, lo straniero che proviene da Paesi che applicano l’Accordo di Schengen dovrà presentare la dichiarazione di presenza, entro otto giorni dall’ingresso, al questore della provincia in cui si trova. Per chi alloggia in strutture alberghiere costituirà dichiarazione di presenza copia della dichiarazione resa all’albergatore e sottoscritta dallo straniero. La copia di queste dichiarazioni sarà consegnata allo straniero per essere esibita ad ogni richiesta da parte degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza.

L’inosservanza da parte dello straniero della procedura indicata, salvo i casi di forza maggiore, ne determina l’espulsione; questa sanzione sarà applicata anche nel caso in cui lo straniero si sia trattenuto in Italia oltre i tre mesi o il minor termine stabilito nel visto d’ingresso.

 

I permessi di soggiorno per lavoro riguardano il lavoro subordinato, il lavoro autonomo e il lavoro stagionale.

Lavoro subordinato a tempo indeterminato, determinato o stagionale: per instaurare un rapporto di lavoro con un cittadino extracomunitario residente all'estero, il datore di lavoro, italiano o straniero regolarmente soggiornante, deve presentare una specifica richiesta nominativa di nulla osta presso lo Sportello unico competente per il luogo in cui l'attività lavorativa dovrà effettuarsi. Per quanto riguarda il lavoro stagionale, l'ingresso di lavoratori extra comunitari è possibile nell'ambito delle quote stabilite dal decreto di programmazione annuale emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le domande di assunzione di lavoratori stagionali possono essere inviate utilizzando il sistema telematico disponibile sul sito del Ministero dell'Interno. Per gli stranieri extra-Ue provenienti da Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile di origine italiana, da parte di almeno un genitore fino al terzo grado in linea di ascendenza retta, sono riservate delle quote nel “decreto flussi”.

Lavoro autonomo: lo straniero cheintende esercitare in Italia un'attività non occasionale di lavoro autonomo (industriale, professionale, artigianale o commerciale) o intende costituire una società di capitali o di persone o accedere a cariche societarie deve possedere i requisiti morali e professionali richiesti dalla legge ai cittadini italiani per l'esercizio delle singole attività e richiedere il visto di ingresso alla Rappresentanza diplomatica italiana competente.
 
Lo straniero già presente in Italia con un permesso di soggiorno per motivi diversi, può, in particolari circostanze e nell'ambito delle quote previste, svolgere un'attività lavorativa chiedendo alla Questura competente per territorio la conversione del proprio titolo di soggiorno.
Se titolare di un permesso di soggiorno per motivi di studio o formazione può svolgere:
  • attività di lavoro subordinato, dopo aver acquisito dal competente Sportello unico l'autorizzazione e ottenuta la conversione del permesso di soggiorno dalla Questura competente;
  • attività di lavoro autonomo, dopo la necessaria verifica dei requisiti previsti per l'ingresso dello straniero per lavoro autonomo e dopo aver ottenuto la conversione del permesso di soggiorno.
     
Se titolare di un permesso di soggiorno per lavoro stagionale può svolgere attività di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con conseguente conversione del permesso di soggiorno, purché abbia ottenuto l'anno precedente un permesso di soggiorno per motivi di lavoro stagionale e, alla scadenza, abbia fatto rientro nello Stato di provenienza.
 

Tutte le informazioni e la documentazione in materia sono disponibili sul sito del Ministero dell'Interno e sul Portale dell'Integrazione migranti.

 
Consulta anche la normativa in materia e i link sottostanti per tutti gli approfondimenti e i servizi attivi sul territorio.
 
 

Per rendere accessibili a tutti le informazioni in materia di lavoro e diritti, l'Informagiovani del Comune di Cremona ha realizzato, la guida Migralavoro

La Guida, in 4 lingue (Italiano, Francese, Inglese ed Arabo), è un sunto delle informazioni contenute nella Banca Dati Informagiovani.

La Guida è stata realizzata attraverso il progetto "Migralavoro", iniziativa promossa dall'Informagiovani del Comune di Cremona insieme a Provincia di Cremona, CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Servimpresa – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Cremona, Centro di Solidarietà Il Ponte di Cremona, CSL – Consorzio Scuole Lavoro Milano di Cremona e AEM COM.

Il Progetto è stato finanziato attraverso il Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi Terzi, gestito dal Ministero dell’Interno.